Lodi IV Circolo

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Progetti 2007

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Dipingo come l’uccello canta (Claude Monet)
Le forti influenze della musica sulla vita dell’uomo, sul suo comportamento e sul suo benessere psicofisico, sono ormai evidenti. Studi ed esperienze realizzate in diversi paesi, dimostrano l’importanza che il fenomeno sonoro assume nella vita di ogni individuo e lo stimolo positivo o negativo che esso può avere sulla maturazione affettiva, sulla socializzazione e sullo stesso equilibrio psico – fisico dell’uomo.
Anche i bambini sono sensibili ai suoi effetti emotivi e riconoscono in essa sentimenti già provati e stati d’animo già conosciuti: gioia, tristezza, rabbia, eccitazione.
Il rapporto e l’associazione tra musica ed immagine, inoltre, fa ormai parte della nostra vita quotidiana. Pensiamo all’utilizzo che viene fatto di essa nella pubblicità o l’importanza che essa acquisisce come colonna sonora per accompagnare, sottolineare, suscitare l’atmosfera richiesta della situazione o dei personaggi

goccia
bambini intorno al mondo

Il mondo è come una tastiera di pianoforte. Si possono suonare solo i tasti neri ed avere una melodia, così si possono suonare solo i tasti bianchi. Ma solo suonando i tasti bianchi e neri, si può produrre una vera musica. (D. Tutu)
La citazione vuole sottolineare l’importanza di costruire contesti in cui la riflessione educativo/formativa sia rivolta al tessuto di esperienze rese possibili e co–costruite nell’interazione con le opportunità presenti, in cui sia facilitata l’accoglienza e l’integrazione, sia promosso il senso di appartenenza, e siamo favorite forme di collaborazione significative tra bambini e adulti presenti.
Accogliere la differenza in senso lato, differenza che sempre caratterizza l’altro da sé, sia questi considerato come individuo o come appartenente a un gruppo, è elemento essenziale ad un approccio interculturale.
L’apertura ad una prospettiva interculturale nell’ambito della progettazione ha lo scopo di instaurare e consolidare la conoscenza di sé e la conoscenza dell’altro, all’interno di un intreccio di relazioni; “labirinti” spesso difficili da percorrere, in cui tendono ad emergere bisogni speciali, a volte contrastanti, che esigono di essere intercettati e considerati: bisogno di affermare la propria identità, bisogno di affetto ed attenzione, bisogno di sentirsi valorizzati, bisogno di sapere se si è bravi abbastanza, bisogno di essere indipendenti, bisogno di sfidare e mettere alla prova l’altro da sé.
Nei labirinti di tutti giorni adulti e bambini mettono in gioco questi bisogni, si confrontano con le proprie risorse ma anche con i propri limiti.


Il gioco assume funzioni cognitive, socializzanti e creative che permettono una maturazione complessiva della persona.
“Mettersi alla prova” per scoprire le capacità del corpo e dare un senso al movimento: conoscerlo per poi padroneggiarlo, identificando e rispettando il proprio e l’altrui spazio di movimento.
Nei giochi di regole strutturati e/o motori, spesso derivanti dalla tradizione popolare, vi è una codificazione dello scopo del gioco e dei mezzi permessi per raggiungerlo. La loro utilizzazione favorisce l’adattamento psicomotorio spaziale e temporale. Alcuni di essi inoltre stimolano l’acquisizione delle abilità sociomotorie e sociorelazionali relative alla progettazione di strategie e all’intuizione tattica.
Pertanto le attività di gioco, motorio e strutturato, se vissute correttamente e serenamente, consentono ai bambini di rafforzare la propria identità nel riconoscimento dei valori per la costruzione dei rapporti interpersonali.

gioco
nati per leggere


Oggi il mio cuore è neve, chiunque e ogni cosa vi lasciano orma (G. Arpino, “Lo specchio dell’inverno”)
Tutti noi ci lasciamo sempre conquistare dalle narrazioni, perché questo è un magnifico modo di comunicare.
Non c’è espressione pi accattivante di quella che dice: “C’era una volta……”. I bambini poi sono fortemente attratti dai racconti e dalle favole. Storie di gnomi, di tigri, di lupi vestiti da nonne, storie che si svolgono tutte “una volta” e in un luogo lontano, non nel “qui e adesso”.
Storie che permettono al bambino di affermare, sebbene inconsciamente, che il “qui e adesso” è al sicuro, che non è vulnerabile da parte delle forze sconosciute ed ostili.
Le storie che raccontiamo ai bambini esorcizzano l’ignoto, in modo che il conosciuto possa essere affermato come sicuro e buono.
Nello stesso tempo invitiamo ad una esplorazione ulteriore in quanto suggeriscono che la realtà, il mondo del “qui e adesso” proprio del bambino, non esaurisce la possibilità di ciò che potrebbe accadere.
I racconti creano quindi rapporti nuovi, aiutano a superare le divisioni e rompono il guscio dell’isolamento. Nella cornice di un racconto, i bambini scoprono quello spazio nuovo e libero dove hanno dritto di cittadinanza fantasie e meraviglie, dove veramente l’impossibile diventa possibile.


La parola che narra è il più grande mediatore psicologico e culturale che sia dato all’umanità. Pur in una civiltà fortemente pervasa dalle immagini e dai suoi codici, allorché si determinano le condizioni per attivare una relazione di parola, questa riconquista la sua centralità ed esibisce per intero le caratteristiche emozionali che la connotano. Narrare ha dunque significato, prima che per le vicende che trasmette, per il clima psicologico e relazionale cui dà luogo.
Comunicare è una necessità per la vita di relazione all’interno della scuola, dove ogni bambino ha bisogno di capire e farsi capire. L’ambiente scolastico rappresenta la condizione primaria per la comunicazione, oltre che per il rafforzamento dell’autonomia e dell’identità. La scuola deve permettere ai bambini di comunicare liberamente ricorrendo a tutti i linguaggi a loro disposizione (verbale, mimico/gestuale, grafico/pittorico,……).
Chi sa farsi capire e riesce a capire si inserisce con maggiore facilità, chi non riesce deve trovare le occasioni per imparare a farlo (con giochi specifici, conversazioni, ascolto di storie, poesie……..): è la condizione necessaria per lo sviluppo delle competenze linguistiche, ma anche per una maggiore fiducia e sicurezza.

paroliamo
tam e gli alberi


Scheda di laboratorio (.doc Kb 69.5)

“Il naturalista è l’individuo che conosce perché ama e ama perché conosce.
Conoscere quindi amare l’ambiente che ci circonda”
Aspetto importante, sottolineato anche da Gardner, è la possibilità da parte dei bambini di utilizzare i cinque sensi per raccogliere informazioni sia in modo isolato che in sinergia tra loro. L’esperienza percettiva, decisamente ricca e plurisensoriale, sta alla base dell’intelligenza naturalistica. Inoltre un’attività che permetta uno stretto legame con la realtà ma al tempo stesso lasci ampio spazio all’attività fantastica del bambino costituisce un’esperienza prioritaria, specie in un’età dove realtà e fantasia ancora si mescolano e dove sovente la seconda serve al bambino per dare qualche spiegazione ad aspetti indecifrabili dalla prima.
La figura di naturalista delineata da Gardner è quella di un individuo che sta bene nel suo ambiente ed è capace di buone interazioni con gli altri organismi viventi, siano essi con specifici o appartenenti ad altre specie.


Alle porte della città di Lodi, in mezzo ai campi coltivati, è nata una piccola foresta. Di anno in anno le sue piante cresceranno offrendo dimora ad innumerevoli specie di uccelli.
La presenza degli uccelli in foresta arricchisce l’ambiente di canti e colori, ma soprattutto rafforza e migliora l’equilibrio dell’ecosistema circostante.
Accanto ai nidi dei primi abitanti della foresta si possono installare altri nidi artificiali, dove potranno trovare ospitalità gli uccelli in cerca di riparo.
Il progetto intende condurre i bambini alla conoscenza degli abitanti della foresta di pianura, con particolare attenzione agli uccelli e al loro ruolo ecologico.

nidi
sensi


Cos’è un ambiente naturale, come rispettarlo e come esplorarlo?
Chi sono gli animali, come parlano, che odore hanno e cosa producono?
Cos’è una pianta, cos’è una coltivazione?
Quali sono le differenze tra una coltivazione di pioppi ed un bosco naturale?
Attraverso l’uso dei cinque sensi i bambini cercheranno di rispondere a queste domande esplorando il magnifico mondo che ci circonda nel corso di un percorso guidato presso la “Tenuta del Boscone”.


Con la cortese collaborazione del pittore Gilfone Domenico
Un’opera d’arte è patrimonio di tutti ed è in grado di parlare all’intelligenza e ai sentimenti di qualsiasi spettatore.
I capolavori possono essere una cosa bella se osservati attraverso linguaggi diversi.
H. Gardner afferma che “nessuna intelligenza è intrinsecamente artistica o non artistica, ma tutte possono funzionare in modo artistico o meno nella misura in cui sfruttano determinate possibilità di un sistema simbolico” (“Intelligenze multiple”); per avere un comportamento artistico occorre quindi conoscere i diversi linguaggi e possederli al punto da essere in grado di lavorare in modo nuovo su di essi.
Nel mese di maggio, l’artista e pittore Gilfone Domenico con trasporto, passione e tanto affetto ha guidato la mano dei bambini alla conoscenza di nuove tecniche di pittura (china, pastelli, gessetti). ed al corretto utilizzo di quelle già sperimentate (tempere e acquarelli).
Le attività di esplorazione e conoscenza di nuove tecniche proposte in questo percorso, hanno permesso di avvicinare i bambini all’opera d’arte, offrendo l’occasione di vederla in modo fantasioso e creativo.
La quotidiana presenza di “nonno Domenico” è stata una risorsa culturale e professionale; attraverso la sua competenza artistica i bambini hanno avuto l’occasione di avvicinarsi al mondo dell’arte e farne un po’ parte.
Con i loro disegni, piccoli capolavori, venerdì 13 giugno, durante la festa di fine anno scolastico, sarà allestita una mostra nel giardino della scuola.

pittore
albero

albero
albero

fiori
casa


alberi




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